Jim Loomis e la leggenda del Tarzan della poesia
Da Oppenheimer alle Hawaii, salvando prima il mondo
POESIA INTERNAZIONALECOSCIENZA
Francesco De Luca
9/8/20269 min leggere


“Abbandonate le città e formate comunità di simil giardinieri innamorati della natura”
– Jim Loomis (1935 - 2026)
Nessuno conosce nessuno in questo mondo lanciato ad alta velocità. Frammenti di verità e di vita ci schizzano ai lati della faccia, tralasciando il tutto e tutti, mentre rimaniamo inconsciamente folgorati da una iperstimolazione nervosa chiamata progresso. E proprio quando la speranza di salvezza viene meno, qualcuno appare, sempre, a indicarci la strada, anche fosse nei vicoli più improbabili, quelli in cui non avremmo mai avuto il coraggio di entrare.
Così iniziava, con qualche modifica un vecchio articolo pubblicato su 4surf magazine, una delle riviste storiche del surf in Italia. Un vecchio articolo in cui condividevo l'esperienza di vita, l'arte e il messaggio di un personaggio che, purtroppo, ci ha lasciati ieri notte, il 7 settembre 2026, Jim Loomis.
Jim era un uomo alto, possente, in mutande, con la barba lunga, ampie spalle e un paio di occhiali alla John Lennon sul naso. Aveva diversi nomi, come Zantar, Jimbo o Bong Quixote, e gli sarebbero fischiate le orecchie ora, mentre lui osserva, la linea dell’orizzonte, del grande e infinito Oceano Pacifico; lì, nella sua amata Maui, oltre ogni grigiore di questa società occidentale era andato in eremitaggio, decenni e decenni fa.
Perché mai dovremmo parlare di questo guru così lontano di cui non abbiamo mai sentito parlare? Jim era un esempio di forza e di virtù, nonché migliore amico del celebre John Severson, il fondatore della prima rivista di surf della storia: (The) Surfer Magazine. L’uomo che ha cambiato il modo di vivere il mare, di tante generazioni, influenzando anche la cultura di massa. Grazie al progetto Chinasurfreport, il webmagazine per la promozione del surf in Cina, entrai in contatto con John Severson. Voleva che io scrivessi una recensione del suo libro “Surf” (Damiani editore) per Outside Magazine China e per Chinasurfreport. Un grande onore. La cosa andò in porto e, così, tramite John, conobbi Jim…
Ecco la breve intervista pubblicata per gli amici di 4surf. Gli rubai un po’ di tempo e, nonostante la sua veneranda età (allora aveva circa 85 anni), ascoltiamo cosa ha da raccontarci e quanto, ciò di cui parla sarà ed è fondamentale per tutti noi…
“Salve Jim, siamo onorati dell’opportunità che abbiamo di presentarti ai lettori italiani. Hai speso una vita intera seguendo le tue passioni, l’amore, celebrando la bellezza della Natura e della Vita. Un tempo, durante gli anni ’60, vivevi tranquillamente in California, come giovane insegnante di scuola superiore; poi che cosa è successo? Che cosa ti ha portato a questa conversione?”
Cosa ha causato la mia conversione? Buona domanda da parte dell’autore di Anomalie: sono anch’io un’anomalia come te, Francesco! Tu sei partito da Roma per la Cina e creare una rivista di surf? Civilizzazione nella giungla come me? Ha ha ha. Siamo Anomalisti!
Perché avrei dovuto abbandonare una vita fortunata, una bellissima casa nella serena Malibu, una splendida moglie e dei figli; rinunciare a guidare una Gold Mark 9 con tettino del 1959 o la mia Jaguar decappottabile argentata con cui guidare giù sino allo Yacht Club; lasciare un lavoro al Dipartimento Centrale di Matematica e il posto di insegnante dell’anno con assistenza medica e dentistica; festività pagate e un adeguato trattamento pensionistico. Perché avrei dovuto lasciare tutto questo per sempre – escluso l’amore per la mia famiglia, ovviamente – per andare a vivere su un albero? Direi: fate le vostre scommesse e sceglietene una… la mia storia da… folle! Volevo vivere come Tarzan.
Ma cosa ha causato la tua conversione, Jim?
Facciamo un passo indietro. “Le tre grandi M” – Milano, Mosca e Michigan – formarono un triumvirato per risolvere il problema della Natura della Coscienza e io… io lavoravo come programmatore sistemista per l’Aviazione del Nord America, feci una domanda, la inviai descrivendo un’epifania che avevo avuto e come avessi imparato a codificare: potevo codificare qualsiasi cosa potessi pensare – e le origini del perché avessi pensato quel che poi ho fatto – e codificare me stesso che, come tutte le cose in carbonio viventi… siamo robot da comportamentismo radicale!
Alle piante potrebbe non interessare, ma a noi dovrebbe… pensai di poter confutare matematicamente quest’epifania usando i comportamenti contrappositivi… e che altro? Grandi problemi avrebbero attanagliato l’Umanità se non ce l’avessi fatta: Silicone in lizza con il Carbonio per substrati di coscienza?
Da giovane ero un assistente bagnanti, tutto il giorno sulla spiaggia, e come un bambino volevo diventare guardiano di un faro, avvisando dei pericoli l’umanità. Il mio essere lifeguard e la mia mentalità matematica mi hanno portato col tempo ad agire.
Non lo capii subito. Ricevetti una completa borsa di studio per collaborare con un famoso ricercatore – nonché inventore della Teoria dei Giochi del Dilemma del Prigioniero – il quale mi scelse come suo assistente mentre svolgevo ancora il mio PhD presso l’Istituto di Ricerca di Salute Mentale ad Ann Arbor. Durante gli anni ’50.
In questo periodo intervistai anche Robert Oppenheimer – il padre della bomba atomica –, il quale citò in sanscrito “sono diventato il distruttore dei mondi”. Mentre parlava vidi il suo sguardo… e volli evitare così tutto il dolore che il suo volto faceva trapelare. Questa non poteva essere Salute Mentale! Mi sento molto di più nel ruolo del salvatore dei mondi. D’altronde le mie iniziali erano JC (Jesus Christ, ndt). Come avrei potuto fallire? Ahah.
Domanda per me stesso: Non era stato forse JC che aveva cacciato i mercanti dal tempio?
Oh sì, allora avrei avuto il primo giro completo sugli studi in Intelligenza Artificiale (allora chiamata Scienze della Comunicazione). Ancora prima del famoso “drop-out” di Timothy Leary mi ero già cacciato dal Tempio dei Soldi da solo. Conversione di un mercante (let. Cambiavalute).


Quindi hai deciso di lavorare a favore di un mondo più equo, un mondo in cui vince la Natura e in cui la ricerca e l’uomo dovrebbero avere un ruolo meno attivo, laddove l’attività umana, non importa a che titolo, diviene, anche solo potenzialmente, distruzione… capisco… Ti va di parlarci un po’ degli anni in cui tu e John, entrambi “fuggiti” dal Continente e dalla società di massa, passavate giornate surfando onde solitarie a Maui e semplicemente discorrevate della vita e dell’arte?
Ah, quelli! Quelli erano anni magici… I bambini talvolta vivono storie d’amore. La nostra storia d’amore era l’acqua limpida e le onde che colpiscono le barriere coralline o le sabbie in pendenza; erano le configurazioni insolite che il corpo umano assume cavalcando una tavola per aumentarne la velocità massima e per scivolare sull’onda, era ricadere poi sulla riva o all’interno della loro potenza esplosiva, speranzosamente non radicata, contro scogliere a strapiombo sull’oceano.
Le stesse scogliere a strapiombo che, ogni giorno, di anno in anno, mi hanno dato il risveglio, qui, sulla costa settentrionale.
Maui e John? Sulla costa meridionale, in un rapporto d’onde di tempeste provenienti da una diversa direzione.
John era un buon surfer e iniziò a scattare fotografie di surfisti e a dipingere onde e cavalcate, a disegnare cartoni e a creare Surfer per mostrare, poi anche nei film, località balneari e uno stile di vita allora nuovo. Non c’era brivido maggiore di un altro film, di un’altra opera di Severson che arrivava in città. John era il nostro californiano dio locale dell’acqua planetaria: tutto quello che un uomo poteva essere, lui era. Umile, abbronzato, dal sorriso facile, amabile, intelligente… ancora oggi siamo tutti molto contenti per il suo successo e lo ringraziamo di aver reso l’acqua e le onde una parte intima e profonda della nostra vita. Della vita di tutti noi.
Quando ha iniziato a fondere la pittura con la fantastica fotografia surfistica, sapevamo che eravamo spettatori di una nuova ondata artistica. Con i suoi dipinti e con i suoi film abbiamo trascorso molto tempo, siamo stati felici assieme e, sempre affascinati dalla vita, abbiamo individuato i migliori spot e le migliori onde.
Avevo un amore profondo e limpido per il canottaggio e le barche, a Catalina Island, e spesso passavamo lunghi periodi estivi senza nessun progetto apparente, solamente nuotando con i delfini e le foche, e sentivamo di essere accettati da loro, vedevamo affetto nei loro occhi e con loro giocavamo risalendo assieme, come bambini, per respirare di nuovo.
Passavo molto tempo a recitare poesia, ne avevo memorizzato quasi 8 ore; quindi, ovunque ci trovassimo, eravamo in grado di dar vita a una giornata mondiale della poesia. Volevo essere un difensore istruito sulla Sacra Scienza (la letteratura mondiale). Era una semplicità senza soldi, ipercosciente, (influenzata dai libri e dalle citazioni di “The Outsider” e di “Fahrenheit 451” e la mia preferita citazione di Horace Mann “Vergognatevi di morire prima di aver vinto qualche vittoria per l’umanità”).
Io e John avevamo entrambi un master presso il Long Beach State College, John in Arti Educative e io in Matematica, ma ci incontrammo dieci anni dopo a Maui, dopo che lui aveva venduto la sua attività (Surfer Magazine) e il suo ultimo film per un milione di dollari ed era, diciamo così, in pensione.
Allora io cominciai il mio vero lavoro: raggiungere il maggior numero di vittorie per l’umanità, cercando di adempiere le promesse che avevo fatto a Buckminster Fuller durante il periodo di dottorato in Intelligenza Artificiale. Il mio modo era divenuto diventare il primo Guardiano Cosmico trillionario.
Così, seguendo il tuo compito, hai vissuto per quasi 20 anni su di una casa-albero scrivendo poesia affinché potessi impattare positivamente sul Cosmo e sulla gente…
Questi ultimi 45 anni passati a Maui, lungo quella che ora si chiama Loomis Road, sono stati l’ideale per scrivere avventure del passato e avviarne di nuove. Ho scritto tre libri e oltre 600 storie. Ma decidendo di rimanere il più libero possibile dal lavoro reale e di svolgere solo lavori per cause più elevate: balene, delfini, fermare la contaminazione nucleare… Volevo profondamente combattere quell’insostenibilmente sbagliato sentiero percorso dall’America.
D’altronde gli hawaiani vivono qui da molti anni, senza fertilizzanti chimici… Ho usato il mio tempo, su internet, recensendo nuovi libri di scienza, leggendo recensioni di nuovi libri e cercando di invertire la tendenza, per uccidere le erbacce, all’utilizzo di sostanze chimiche nel nostro cibo… anche se il glifosato è ora nella maggior parte del latte materno…
Purtroppo molte delle mie battaglie col tempo sono state vanificate da diversi Gruppi e Corporazioni, per acquistare voti da individui e dai leader di diversi Stati…
L'insegnamento e, soprattutto, l'esempio di Jim Loomis è semplice, eppure difficilissimo:
Abbandonare tutto ciò che la società di oggi ci impone di essere, abbandonare il superfluo e ritrovare l'essenza delle cose, perché oggi più che mai il mondo è di fronte a un dirupo. Dobbiamo abbandonare le città, convertire il nostro modello di società, i nostri tempi. Abbandonare una produzione sfrenata che serve solamente ad alimentare se stessa e tornare al produrre per necessità. Oggi cerchiamo di colmare solamente i vuoti dello spirito, vuoti che gli oggetti non potranno mai colmare. Sanare l'ambiente, l'ecosistema. Amare e, soprattutto, trovare il rispetto nei confronti di tutti gli esseri viventi, animali, piante, pietre e degli elementi.
Poeti e leggende come quella di Jim Loomis continueranno a riecheggiare finché non morirà in noi il desiderio di perseguire la verità.
Condoglianze alla famiglia e a tutti gli amici che si sono stretti in lutto lì, oltre le tempeste, dove lo spirito di Jim ora volteggia tra angeli e delfini. Aloha, Jim!
Delufa Press cercherà di pubblicare per la prima volta in Europa, i suoi testi e le sue poesie. Non sappiamo quando, ma lo faremo.
Articolo originale: Scivolare sull'onda ipercosciente: Jim Loomis - 4ActionSport

Crocevia aereo (da Vita sugli alberi)
Lontano da casa e senza un soldo,
pronto a lanciarmi da una rupe a strapiombo,
sentii una voce parlare dall’alto:
«Meglio sapere ciò che stai facendo!»
Passò sopra di me l’ombra di un deltaplano:
«Lo so», dissi,
al matrimonio di vento e ala,
e mi lanciai
in ciò che per molti è stata morte…
ma divenne poesia del volo di un cuore esultante,
mentre Rick, sul deltaplano biposto, e io come passeggero
catturavamo il vento
e fermavamo il terreno che ci veniva incontro dal basso.
Volteggiando come uccelli,
ci unimmo ai falchi,
agli alianti radiocomandati,
ai paracadute ascensionali,
ai deltaplani solitari.
Piloti paraplegici lanciati giù dalle scogliere dai loro amici,
poeti italiani che annotavano il significato sfuggente
dell’esistenza,
e grandi voli a V di pellicani che sorvolavano la spuma bianca
molto più in basso.
Al di sopra di nuotatori, skimmer, windsurfisti, corridori e surfisti,
ci unimmo all’antico campo di coloro che si librano…
l’elevato Leonardo,
il Bach stratosferico:
tutti quegli esseri dalla mente alata
scrutavano attraverso i nostri occhi
verso il codice criptico,
l’ologramma in evoluzione della Terra.
Spiraleggiando su e giù,
ricucimmo ancora una volta
quel matrimonio di paura e fiducia
che tesse il mondo.
Aerial Crossroads (from Life in the Trees)
Far from home and penniless,
poised to leap off a sheer cliff,
I heard a voice speak from above,
“Better know what you’re doing!”
A hang-glider shadow passed over:
“I do,” I said,
to marriage of wind and wing
and stepped off
into what has been death from many…
but became soaring poetry of exultant heart,
as Rick with tandem hang-glider and I as passenger
caught the wind
and stopped the upward rushing ground.
Wheeling like birds,
we joined hawks,
Radio controlled gliders,
Parasails,
Solo hang-gliders.
Paraplegic pilots rolled off cliffs by their friends,
Italian poets scribbling notes on the flighty meaning
of existance
And great V flights of pelicans touring the white surf
far below.
Above swimmers, skimmers, windsurfers, runners, and
surfers,
we joined the ancient field of soarers…
Lofty Leonardo,
Stratospheric Bach:
All those beings of winged mind
peered through our eyes
down toward the cryptic code
evolving hologram of Earth.
Spiraling up and down,
we stitched together once again,
that wedding of fear and trust
that weaves the world.
Dedicato al mio secondo figlio, Rick Williams – esploratore, avventuriero, inventore, giocatore scherzoso, devoto uomo di preghiera, insegnante premuroso – con grande riconoscenza e rispetto. Dicembre 1989 – Jim Loomis.
Dedicated to my second son, Rick Williams-explorer, adventurer, inventor, playful pray-er, prayerful player, cherished teacher-in great appreciation and respect. Dec 1989 – Jim Loomis.






