La poesia del nostro tempo
Seminario al Bologna Children's Book Fair 2026
EVENTIPOESIA INTERNAZIONALE
Alicia Liu
4/21/20263 min leggere


Stiamo assistendo a un rinascimento della poesia?
Salendo sul palco la scorsa settimana al Bologna Book Plus per il panel “Poetry – Rhythm, Renaissance and Reach”, sono rimasta colpita dalla provocazione centrale della nostra discussione: stiamo davvero assistendo a un autentico rinascimento poetico, o semplicemente a un’esplosione quantitativa resa possibile dall’era digitale?
La discussione, ampia e appassionata, moderata con agilità da Jacks Thomas, Guest Director di Bologna Book Plus, ha chiarito che, mentre il mezzo sta cambiando nei diversi mercati di Regno Unito, Italia, Polonia e Cina, una proliferazione di poesia contemporanea potrebbe essere esattamente la risposta di cui abbiamo bisogno.
Rinascimento o semplice ondata?
Il dibattito è iniziato con una netta distinzione tra qualità e quantità. Francesco De Luca, poeta e fondatore della casa editrice italiana Delufa Press, ha offerto la visione più scettica — e forse più purista — suggerendo che ci troviamo in una fase di “turbolenza” più che di rinascita. Per Francesco, l’“autoespressione emotiva” che si trova sui social media spesso non soddisfa i criteri della vera poesia; ha sostenuto che, sebbene esista una genuina energia poetica nei tempi caotici, essa è spesso sepolta sotto il rumore digitale.
Questo ci ha portato direttamente all’effetto “Instapoetry”. Abbiamo discusso di come piattaforme come Instagram, TikTok, RED e WeChat abbiano democratizzato l’espressione, ma anche profondamente modificato la struttura stessa della scrittura poetica. “Internet inonda il campo”, come ha osservato il panel, privilegiando brevità e immediatezza emotiva — ciò che Francesco ha definito “sfogo da social media” — rispetto alla costruzione tradizionale del testo. Tuttavia, il consenso generale è stato che questa ondata rende il ruolo dell’editore come curatore più importante, non meno fondamentale.
Il successo delle 180.000 copie
In nessun luogo questa abbondanza è più impressionante che in Cina. Li Ruihua, vicepresidente di Yilin Press (marchio della Phoenix Media Group), ha condiviso un dato fornito dal gigante tecnologico Tencent che ha lasciato la sala sbalordita: il volume di poesia creato ogni giorno in Cina supera ormai l’intero corpus della poesia classica cinese mai scritto nella storia.
Eppure, all’interno di questa montagna di dati, esiste una profonda fame di voci internazionali. Un esempio emblematico è il poeta siriano contemporaneo Adonis: la sua raccolta My Loneliness is a Garden (pubblicata in Cina da Yilin Press) ha venduto oltre 180.000 copie in traduzione. Questo successo, ha osservato Li Ruihua, è stato innescato dalla scoperta da parte di uno studioso e dimostra che la grande poesia attraversa lingue e culture indipendentemente dalla sua origine. In Cina, i social media non sono soltanto “rumore”: sono uno strumento di scoperta, dove i poeti che costruiscono un seguito digitale possono arrivare a vendere milioni di copie di libri fisici da collezione.
Una medicina per tempi ansiosi
Perché questa improvvisa crescita? Eva Olinska, della casa editrice polacca Znak Press, ha sostenuto che la poesia affronta le crisi esistenziali con un’efficacia che narrativa e saggistica non riescono a eguagliare. In Polonia, questo fenomeno non si manifesta solo nei libri, ma anche nelle strade. Eva ha descritto murales poetici sui muri cittadini, che trasformano gli spazi urbani e rispondono a un “reale bisogno psicologico” in un mondo turbolento.
Vedo la stessa esigenza anche nella crescente fusione tra poesia e altre arti. Assistiamo a poesie classiche cinesi reinterpretate da compositori d’opera e messe in scena a Londra, oppure a giovani pubblici che si avvicinano a “rap multilingue ibridi” che mescolano spoken word e musica.
Il recente annuncio della popstar globale Dua Lipa come curatrice del London Literature Festival 2026 — parte del 75° anniversario del Southbank Centre — rappresenta un momento spartiacque. Portando il suo book club Service95 in uno degli spazi culturali più iconici al mondo, dimostra che la “fusione dei linguaggi” che osserviamo nel K-pop e nell’opera classica è ormai un pilastro centrale anche dell’istituzione letteraria occidentale. Il rinascimento sta avvenendo; semplicemente, si sta sviluppando simultaneamente su più media.
Un atto profondamente umano
Se il panel è iniziato parlando di algoritmi e dati, si è concluso su una nota decisamente umana. Nonostante la “turbolenza” digitale, pubblicare poesia resta una questione di cuore. Come ha detto splendidamente Francesco, rispondendo alla domanda su come un editore scelga un poeta: “Principalmente è amore”.
In un’epoca di ansia esistenziale, sembra che condividere qualcosa di bello sia la medicina più efficace che abbiamo.
Alicia Liu è fondatrice di Singing Grass, una società di consulenza con sede a Londra specializzata in scambi culturali internazionali e strategie editoriali tra Occidente e Cina.






