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L'Alto Commissario e la Verità Negata

Le Cronache dell'Antimafia di Augusto De Luca

COSCIENZA

Fabio Furnari

8/21/20267 min leggere

Di fronte a un'opera che ripercorre quarant'anni di lotta al crimine organizzato, ci si interroga non solo sul valore della memoria, ma sulla tenuta democratica delle istituzioni. Un'indagine monumentale riabilita l'Ufficio dell'Alto Commissario, tra segreti d'ufficio e battaglie mediatiche. Esistono istituzioni che la storia, spesso scritta sotto dettatura dell'urgenza o del pregiudizio, liquida con troppa fretta. È il caso dell'Alto Commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa, istituito nel 1982 dopo il tragico sacrificio del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa e soppresso dieci anni dopo. Per anni, la narrativa dominante ne ha decretato il fallimento, parlando di "scarsi risultati". Oggi, una nuova e poderosa ricostruzione storica ribalta questa tesi, offrendo un punto di vista privilegiato: quello di chi quell'istituto lo ha vissuto dall'interno.

L'autore, forte di una carriera quarantennale nei ranghi della Prefettura e di otto anni passati ai vertici dell'Alto Commissariato (al fianco di figure come i prefetti Sica e Finocchiaro), firma un'opera che è al contempo memoria storica e atto di giustizia intellettuale. Partito con l'intento di raccontare la vita di quell'ufficio, l'autore si è trovato "impelagato" – per sua stessa ammissione – in una sfida più vasta: narrare l'evoluzione simultanea di Mafia, Camorra, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita.

Il testo non si limita alla cronaca, ma solleva interrogativi che, a distanza di trent'anni, restano ferite aperte nel dibattito pubblico. Il rapporto tra mafia e politica, l'attendibilità dei collaboratori di giustizia e il costo sociale della loro gestione sono solo alcuni dei temi trattati. L'autore punta il dito contro le criticità del sistema: dalla "politicizzazione" del CSM alla piaga delle estorsioni, fino alla gestione spesso disumana delle carceri sovraffollate.

Particolarmente pungente è l'analisi sul ruolo dell'informazione e sulla violazione del segreto istruttorio. Il libro denuncia quel meccanismo distorto per cui le notizie di garanzia finiscono "in anteprima" sui giornali grazie a oscure "manine", mentre le assoluzioni – che arrivano anni dopo – vengono relegate a trafiletti invisibili. Un atto di onestà intellettuale, quello dell'autore, che ammette il rischio di omissioni in una mole di dati così vasta, ma ribadisce l'assenza di intenti denigratori.

L'opera si distingue per un rigore metodologico quasi scientifico. Basata su un archivio venticinquennale di cronache giornalistiche, la narrazione procede per gradi, seguendo il divenire degli eventi. Ogni paragrafo è datato, ogni dichiarazione virgolettata, permettendo al lettore – esperto o neofita che sia – di non perdere mai il filo logico. Preziosi per i ricercatori sono gli apparati tecnici: l'indice dei nomi, l'elenco delle operazioni di polizia e perfino un dizionario degli "alias" dei boss. Non è solo un libro, ma uno strumento di consultazione fondamentale per capire cosa sia successo ai 43.000 fascicoli trasferiti dall'Alto Commissario alla DIA nel 1993 e per valutare se il coordinamento tra le forze dell'ordine sia oggi davvero efficace.

Quella che l'autore ci consegna è una "storia della mafia e dell'antimafia" che non cerca verità assolute, ma ristabilisce fatti documentali. È un invito a guardare oltre la "mala pianta" per osservare come lo Stato ha reagito, dove ha trionfato e dove, purtroppo, ha deciso di auto-sabotarsi per miopia o malafede. Un'opera necessaria per chiunque voglia comprendere le radici oscure dell'Italia contemporanea.

Dopo la sua scomparsa, la pubblicazione degli scritti inediti di Augusto De Luca apre uno squarcio di verità sulla stagione più buia della Repubblica. Il ritratto di un uomo "tutto d'un pezzo" che scelse la fedeltà allo Stato come unica bussola.

Ci sono porte che, quando si chiudono, non fanno rumore solo per chi decide di non ascoltare. Augusto De Luca fu l'ultimo a uscire da quella della sede dell'Alto Commissariato Antimafia a inizio 1993, accompagnandola con la cura di chi non vuole svegliare un dolore troppo grande. Oggi, a un anno dalla sua morte, quelle "migliaia di pagine" scritte con un solo dito — l'indice della mano destra, quasi a voler indicare una direzione ostinata e contraria — vedono finalmente la luce, grazie alla determinazione del figlio e al coraggio dell'editore Fabio Furnari.

De Luca era un gigante dall'anima di fanciullo, "è stato un uomo colto, di animo buono, dotato di una signorilità in parte innata e in parte acquisita da genitori d'altri tempi", scrive Alberto Francini, ex questore di Catania e prefetto di Trento, nella sua prefazione a "Corvi, Talpe, Cimici e Veleni", il primo libro che rivela il monumentale lavoro di De Luca.


Anche il figlio, nella lettera che accompagna questa prima pubblicazione, fa emergere non solo la figura di un alto funzionario dello Stato tutto di un pezzo, ma anche quella di un "gigante umile". Augusto De Luca viene descritto come un uomo di altri tempi, uno stoico che ha attraversato il fango delle stragi e degli "incaprettamenti" mantenendo intatta una "eterna fanciullezza". Un uomo che, per stemperare l'orrore di un quotidiano fatto di sangue e "materia macabra", dipingeva quadri, collezionava libri, cercando nel colore e nella cultura un rifugio dalla penombra dei palazzi del potere.

Figlio di alto magistrato di Cassazione, De Luca "sapeva". E in Italia, il sapere ha spesso un prezzo altissimo. La recensione della sua opera non può prescindere dal contesto drammatico in cui è nata: dai lunghi mal di testa che lo martoriavano durante gli anni di trincea, a quella telefonata sulla spiaggia nel luglio del 1992. "È finita", disse guardando il figlio tredicenne dopo la notizia della strage di Via D'Amelio. In quel momento, il limite del cielo si era abbassato su un'intera nazione.

L'opera che oggi arriva in libreria è una cronistoria monumentale, un "memoir collettivo" scritto con foga giornalistica ma con l'onestà di chi non ha mai cercato il tornaconto personale. De Luca è stato l'uomo che, durante i suoi tanti anni in qualità d'Ispettore Generale, quando entrava in prefettura per un'esperienza, faceva "scappare le persone": l'incarnazione di un'incorruttibilità che oggi appare quasi leggendaria.

Il libro sfida decenni di "no" editoriali, giunti sin da prima dell'era Saviano, rompendo quel muro di gomma che per anni ha cercato di assorbire il dolore delle vittime e il lavoro degli onesti. Non è solo un testo per addetti ai lavori; è un atto di denuncia contro l'indifferenza, contro quelle "finestre che non si aprono" e contro uno Stato che, a volte, finge di ascoltare le urla delle madri dei caduti.

Libri "che dovrebbero leggere tutti i dipendenti statali". Leggere queste pagine significa immergersi in un flusso di verità che non accetta compromessi. Augusto De Luca ha scolpito la storia dell'Antimafia con la precisione di chi l'ha vissuta dall'interno, lasciandoci in eredità non solo un archivio di fatti, ma una lezione di dignità.

"Quando usciranno i miei libri?", chiedeva al figlio prima di andarsene. La risposta è in queste pagine: ora, papà. Ed è una risposta che riguarda tutti noi.

Memorie di una trincea dimenticata: la verità sull'Alto Commissariato nelle cronache di Augusto De Luca. Esistono stagioni della nostra storia repubblicana avvolte in un fumo così denso da distorcere la realtà dei fatti. Il decennio che va dal 1982 al 1992 è, per l'antimafia italiana, uno dei periodi più complessi e, paradossalmente, meno compresi. In questo solco si inserisce l'opera postuma di Augusto De Luca (1942–2022), figura poliedrica di funzionario dello Stato, saggista e artista, che con il volume Corvi, Talpe, Cimici e Veleni. Cronache dell'antimafia (dal 5 agosto 1988 al 3 agosto 1991) compie un'operazione di necessaria giustizia storica.

L'obiettivo di De Luca è chiaro e coraggioso: "ristabilire la verità sull'Alto Commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa. Per anni, questa istituzione è stata il bersaglio di strali velenosi provenienti da una classe politica spesso miope e da un sistema mediatico incline al sensazionalismo o, nel peggiore dei casi, alla malafede." Accusato a torto di inefficienza o di essere un "carrozzone" burocratico, l'Alto Commissariato è stato invece un avamposto cruciale in anni terribili.

Augusto De Luca nella sua casa a Roma. Anni 80.
Augusto De Luca nella sua casa a Roma. Anni 80.
Ascolta il podcast dell'intervista su RadiorockAscolta il podcast dell'intervista su Radiorock

De Luca, che dell'ufficio fu Capo di Gabinetto dal 1985 al 1993, scrive con la precisione del testimone oculare e la lucidità del giurista. La sua carriera, iniziata nel 1969 ad Ancona, e culminata nei vertici dell'amministrazione dell'Interno, gli ha permesso di osservare da dentro i meccanismi del potere e le insidie che ostacolavano chi, in prima linea, cercava di combattere Cosa Nostra.

Il libro non è solo una cronaca documentata, ma un viaggio nel "ventre della balena" di quegli anni segnati da sospetti e tradimenti. Il titolo stesso richiama l'atmosfera irrespirabile di una Palermo e di un'Italia dove la lotta al crimine organizzato doveva guardarsi non solo dai nemici esterni, ma anche dalle insidie interne. Attraverso le pagine di De Luca, il lettore riscopre l'impegno di uomini dello Stato che hanno operato nel silenzio, spesso isolati proprio da chi avrebbe dovuto sostenerli.

Pubblicato nel 2024, questo volume si pone come un tassello fondamentale per chiunque voglia comprendere le radici della moderna legislazione antimafia e la genesi di quegli eventi che hanno cambiato per sempre il volto del nostro Paese. Augusto De Luca ci lascia un'eredità morale e storica che invita a una riflessione profonda: la lotta alla mafia non si fa solo nelle aule di tribunale, ma anche difendendo la verità e l'onore delle istituzioni preposte a combatterla.

Il terzo libro in uscita a fine anno si intitola Teorema Andreotti – Corollario Contrada (dal 1° gennaio 1993 al 3 marzo 1995).

Augusto De Luca. Inizio carriera anni 70.
Augusto De Luca. Inizio carriera anni 70.

Articolo pubblicato sul numero 28 della rivista Corus Café di Terre Sommerse. Clicca qui.

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