Siete morti
Un irregolare avvertimento sulla fine dell'uomo
COSCIENZA
Francesco De Luca
9/1/20266 min leggere


Non viviamo la stessa epoca di sempre, ma un'epoca accresciutamente malvagia. La storia si ripete. La storia è ciclica. E' ciclica la tua cazzo di vita che è sempre uguale giorno dopo giorno, ti alzi, vai in bagno, vai al lavoro, traffico, bestemmi, le persone idiote, i soldi del cazzo che non bastano mai, torni, sei stanco, manco scopi, oppure scopi e poi sei stanco e poi dormi e poi è uguale per sempre, poi le vacanze ad agosto col caldo e il mondo che ormai non ci sopporta più perché siamo una manica di coglioni. I Coglioni, vabbè, sono coglioni e rimangono tali, ma noi siamo più coglioni perché ancora siamo costretti a sopportare tutti questi coglioni, perché la legge, che non è uguale per tutti, ci impone di fare i bravi, mentre tutti gli altri - i ricchi e i potenti - non fanno i bravi neanche per niente.
Ma dopotutto anche tutti i geni del mondo ci hanno indicato un'alternativa, poi sono stati uccisi. Ovviamente. Quindi non se ne uscirà mai, miei cari bipedi cacanti ciechetti ciechettini.
Espressioni banali, sentite e risentite da sempre. Ma non è vero. La storia non si ripete, la storia peggiora. Siamo il peggiore degli esseri possibili. E neanche vogliamo ammetterlo. La nostra mente rifiuta l'idea stessa di appartenere alla specie peggiore del nostro pianeta. Viviamo come virus. Peggio dei virus. Perché conosciamo il male, la cattiveria, l'egoismo, il vantaggio personale e tutto questo candito dal finto-vero-parziale-totale sentimento di amore che proviamo per un fiorellino o per il nostro ennesimo nato. "Un che bello questo bambino! Speriamo risolva tutti i problemi prima della fine del tempo!"
L'uomo è alla fine. Non vuole questo essere un articolo negativo o pessimista. È un avvertimento reale. Viscerale.
Sostanzialmente siamo troppi, e internet, così come vale per me che sto scrivendo questo articolo per poi postarlo liberamente in rete anche se non lo leggerà mai nessuno, internet permette a tutti di parlare. Ma non siamo tutti uguali, ci sono alcuni animali che sono più uguali degli altri disse il tale. Vale anche per le persone. Ovviamente dell'animale era una metafora. Ah non lo avevate capito? Ma pensate sempre che sia tutto uno scherzo? Non lo è. Il tempo non ammette scherzi. Il tempo accètta. Inteso come verbo accettare, quello con l'ascia. Non che fa sì con la testa. Quello che ve la stacca la testa.
Non c'è tempo. Tempus fugit. Carpe diem. Ma che ne volete capì voi che non avete capito un cazzo nemmeno di cosa avveniva nella vostra zona o di quello che combinava l'amministratore di condominio, o almeno finché non è scappato con tutti i soldi.
Viviamo un'epoca che si è evoluta su molteplici costruzioni e pianificazioni. Decenni su decenni di distruzione e annientamento della verità per il bieco e mero vantaggio personale, di singoli individui o di gruppi specifici. Si chiama mafia. Mafia industriale. Mafia culturale. Ma sempre mafia.
E, oggi, la mafia ha definitivamente vinto. Si è arricchita talmente tanto oltre ogni misura che nessuno di noi, e neanche lo Stato, ha più i mezzi per intervenire. Togli di mezzo Trump. Fammi vedere come fai a levare di mezzo i multimiliardari della terra che continuano a succhiare l'anima via dagli operai e dalla gente. Dalla giente. Con la i, vaffanculo alla grammatica.
Abbiamo messo in croce da sempre nella storia tutti coloro che in realtà amavano l'uomo, perché ci odiamo. Ci disprezziamo. Disprezziamo noi stessi, almeno nel profondo dell'inconscio è così. Altrimenti non avremmo permesso che tutto questo sarebbe (? si sarebbe!) successo. Ci saremmo indignati. Avremmo battuto i piedi e i pugni per il bene e la giustizia. Ovviamente il mio plurale è una carineria. Avrei dovuto usare la seconda persona plurale. A meno che tu, tu che stai leggendo, leggi perché non sei come loro. Terza persona plurale.
Ma ora è tardi. La stupidità si è riprodotta ogni oltre modo. Gli intelligenti si immobilizzano di fronte a cotale idiozia e smerdamento sociale. Ogni giorno assistiamo alla sfilata dell'imbecillità. Della cattiveria. Famiglie di ciccioni mentali, di intufatori di fogne con la merda di pranzi e cene pagate, se le pagano, con i soldi rubati ai giusti e al merito.
Famiglie brutte, pericolose, arricchitesi chissà come. Figli di camorristi che vanno alla Bocconi o ad Harvard. Politici corrotti o, nella migliore delle ipotesi, semplicemente abnormi. Deficienti. Che non je la fanno. Con problemi atavici di comprensione, problemi cognitivi, problemi affettivi che per riscatto e scendendo a compromessi ci hanno già portati tutti sull'orlo del baratro. Che ci dobbiamo sorbire ogni giorno sui giornali o in telefinzione. L'apoteosi del male, al di là delle scuole e istituzioni religiose, ovviamente.
Il Berlusconismo più Epsteiniano e Trumpiano possibile. L'apoteosi del vomito anale. La bruttezza che distruggerà il mondo e che lo sta distruggendo. Giorno dopo giorno. Mentre le anime, le anime dell'universo periscono soffocando. Soffocano gli uccelli, gli alberi, i bambini. Soffocheremo nelle nostre stanze, tra qualche decennio, perché l'aria del pianeta non sarà più respirabile. Moriremo bevendo acqua marcia. Non guardare all'oggi, non al domani. Ma guarda a ieri. A ciò che già sta avvenendo e che si sta allargando su scala globale.
Ciò non è fantasia, ma frutto di percezione. Percezione di chi scava per lavoro e per missione. Mentre i molti, o i quasi tutti, si occupavano solo della propria famiglia, della propria scalata sociale in un mondo di cattiverie. Portando male a male. Violenza a violenza.
Il capitalismo è morte. È il vantaggio del capo sul sangue del morituro. Siamo troppi e ormai ci sono in atto dinamiche che non si potranno fermare più perché, nella vita delle persone, come in quella della civiltà, specialmente, alcune volte, è semplicemente troppo tardi e non si può fare più nulla.
Il cancro dell'uomo sull'uomo è in metastasi totale. Le mafie hanno vinto. Hanno preso posizione. Matteotti. Mattei. Pasolini. Falcone. Borsellino. E quanti altri nomi non illustri e non famosi che non passeranno mai alla storia perché non sono finiti sui giornali o non hanno fatto nulla di eroico se non morire pur di non piegarsi.
L'Italia così come tutti i governi TUTTI sono in mano a gruppi di individui che potrebbero anche non essere umani. O meglio, sono mostri. Sono divenuti mostri. Come nelle leggende. Come nelle storie a cui siamo abituati sin da bambini. Come nei libri - quelli che ci sono piaciuti di più che non c'è bisogno di citare perché sarebbe l'ennesimo sfoggio di un qualcosa che non serve più a nulla. Non serve più a nessuno di nessuno. La citazione colta. Il critico. Il giornalista che si inginocchia all'ennesimo bocchino perché deve arrivare a fine mese per il figliolino. Sticazzi della verità. Questa cosa cosante di un mondo cososo che ormai non può più cosare niente. Così solo su OnlyFans e sui social.
La poesia dei poeti veri - eh sì, miei cari imbecilli dei boschi urbani - i più grandi poeti sono assolutamente quelli che non ve le mandano a dire e, che, generalmente, o si sono uccisi o sono stati uccisi. Sono rari i grandi pensatori, filosofi, poeti, artisti, umani che non abbiano subito la violenza dell'imbecillità di chi li circondava. Spesso poi l'imbecillità saliva con la posizione sociale e la ricchezza. Perché non ci si arricchisce senza fare schifezze. Senza rubare, senza togliere all'altro. Perché tutti noi non abbiamo bisogno di più rispetto a quello di cui ha bisogno l'anima e lo stomaco.
Non c'è bisogno di negare. Se neghi tu sei uno di loro. Se dissenti, sei uno di loro.
Come sappiamo se siamo anche noi parte del problema? Se dissenti non con me, ma con la verità. La verità non è la mia, è quello che cerco goffamente di rielaborare. La verità è nei libri antichi. È nel pianto dei suicidi e dei grandi che noi non potremo neanche minimamente nemmeno nominare nell'anticamera dei sogni ubriachi del nostro cervello e della nostra anima minuscola e inzozzata.
Siamo sull'orlo del baratro dell'umanità. Mancano pochi decenni.
L'unica cosa da fare è smettere di produrre, smettere di riprodurci. Fuggire su per le montagne. Fuggire in mare e lasciarsi morire. Perché è il destino dell'uomo. La morte è morire per rinascere. O forse sì?
Avrei potuto scrivere ancora di più, tantissimo di più, ma a che pro, che non capite un cazzo. Quando leggete un libro di un grande fate "uuuuuuhh che bravo", la leggete come fosse solo un libro - ma i libri non sono solo libri, c'è gente che si è fatta uccidere per l'oggetto che voi non capite neanche minimamente cosa stracacchio voglia dire; poi però quando leggete un libro di un deficiente edito Mondadori fate "uuuuuh che bravo" e poi la vostra vita del cazzo continua come prima senza che applichiate o cambiate nulla mentre i bambini muoiono, la natura muore e le stelle in cielo si stanno organizzando per spaccarvi a tutti l'anima.
Perciò non piangete. Siete morti. Non lamentatevi più. Siete morti.




